I pregi dei vini senza solfiti

I pregi dei vini senza solfiti

GreenWine

29 Aprile 2019

Parlare di vini senza solfiti conduce la mente all'interno della scena del film diretto da Alfonso Arau Profumo del mosto selvatico, quando, in un tripudio di gioia e sentori di vendemmia, immersi nel clima bachico i protagonisti della pellicola riescono a trasmettere al vasto pubblico la magia della pigiatura con i piedi dell'uva. Un fotogramma che richiama la genuinità e la bellezza di un mondo, quello contadino, che produce nel totale rispetto della terra e della salute dell'uomo. All'interno di quest'ottica eco-sostenibile vien da sé che un buon bicchiere di vino deve necessariamente essere privo di solfiti.

Ma che cosa sono i solfiti del vino?

Sono sali derivati dal gas SO2 ovvero dall'anidride solforosa. Queste sostanze sono tra gli additivi maggiormente usati all'interno dell'industria agroalimentare, che li cataloga come conservanti. Detti conservanti, sono identificabilissimi in quanto presenti in etichetta con il loro codice di riconoscimento, che va in ordine crescente da E220 fino a E228.

Catalogati come allergeni, i solfiti possono causare problemi respiratori a chi soffre d'asma, provocano problemi gastrici, non permettono il giusto assorbimento della vitamina B1 e sovente sono il frutto di quel fastidioso cerchio alla testa che ci fa pensare di aver esagerato bevendo. Non a caso, infatti, l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) prescrive una dose giornaliera di solfiti DGA di 0,7 milligrammi per chilo di peso corporeo. Dunque, per esempio, una persona che pesa 70 kg non deve assumere giornalmente più di 50 mg di solfiti. Quindi, la quantità di vino che deve assumere questo soggetto X è direttamente correlata alla quantità di solfiti presenti in esso.

A questo punto sorge spontanea la domanda: non sarà forse il caso di cambiare abitudini volgendo lo sguardo ai vini senza solfiti aggiunti?

Alla scoperta dei vini senza solfiti aggiunti: perché sceglierli

Inutile girarci intorno, chiunque voglia salvaguardare la salute deve bere in maniera responsabile puntando sempre a prodotti genuini che non nuociano al proprio benessere, ecco perché, mettere nel carrello della spesa un vino senza solfiti, il cosiddetto vino naturale, è una scelta che fa la differenza.

In sintesi bisogna puntare su quelle bottiglie, biologiche o biodinamiche, che in luogo della dicitura contiene solfiti presentano quella non contiene solfiti aggiunti. Questo significa che quella bottiglia il più delle volte ha un contenuto di solfiti pari a 10 milligrammi per litro. Nei fatti è molto difficile che il vino sia totalmente privo di questi sali, questo perché durante la fase fermentazione il mosto produce in modo del tutto spontaneo e in quantità variabili SO2.

Nonostante ciò, è assolutamente vero che è altresì possibile produrre vino senza l'aggiunta di solfiti. È proprio qui che si entra nel magico mondo del vino naturale, ovverosia di quel prodotto che, secondo gli insegnamenti di Jules Chauvet, è costituito solamente da uva. Un proposta genuina che esclude qualunque aggiunta, compresa quella di SO2.

A mantenere alto il manifesto della filosofia zero solfiti aggiunti, troviamo due scuole, la francese Sans Aucun Intrant Ni Sulfite (S.A.I.N.S.) e la spagnola Asociación de Productores de Vinos Naturales.
Ovviamente per produrre vini senza solfiti ci devono essere delle condizioni di base, prima fra tutte il terreno.

Il suolo non deve mai essere soffocato dai pesticidi, quindi deve essere coltivato in modo biologico oppure seguono i dettami dell'agricoltura biodinamica. Mettendo in pratica queste due tecniche di allevamento sia il vigneto che l'uva vengono mantenuti in salute.

Così facendo si sceglie di realizzare vini in quantitativi ridotti, le rese elevate, si sa, sacrificano quasi sempre la qualità dell'etichetta. Una volta vendemmiata l'uva deve seguire subito un processo di macerazione sulle bucce con fermentazione immediata.

Vero è che il terreno e la fermentazione non sono le uniche condizioni necessarie per produrre vini privi di solfiti. A cubare, ci sono anche l'uva, che deve essere perfetta, e l'annata.

Come se non bastasse, i vini privi di anidride solforosa presentano anche una buona longevità. Detto altrimenti si tratta si etichette di terroir, che oltre ad avere il pregio di essere vini di sola uva, hanno anche quello di invecchiare molto bene. Il che non è poco!

Tuttavia, la solforosa non è l'unica croce di un vino che non è naturale, a pesare come una spada di Damocle sulla qualità dello stesso c'è anche la possibile aggiunta di tannini enologici, cioè di additivi impiegato per incidere sulle peculiarità gustative del prodotto finito.

Non è ancora tutto. Tra i numerosi pregi dei vini privi di solfiti è doveroso mettere in evidenza anche quelli gustativi. Questi prodotti, infatti, emergono per la loro buona e complessa sapidità e per il loro gusto pulito, sintesi perfetta di terra, acqua, sole e vento. Si tratta di vini dalla grande personalità che evadono dai cancelli della standardizzazione.




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