Come il cambiamento climatico influenza la viticoltura

Come il cambiamento climatico influenza la viticoltura

GreenWine

06-05-2019

E' dal principio del terzo millennio che ogni vendemmia viene ricordata dai viticoltori per la pesante assenza di precipitazioni. Nei fatti i lavori di raccolta, al contrario di quanto avveniva in passato, si sono svolti perlopiù con un clima caldo e soleggiato, mentre prima la raccolta dell'uva veniva svolta con non poca difficoltà in suoli bagnati e infangati. Ora il cambiamento climatico ha cambiato le abitudini degli agricoltori.

Ma qual è la causa di questo cambiamento?

Il germe dev'essere ricercato nel clima. Le condizioni atmosferiche sono cambiate o comunque stanno subendo cambiamenti. Per capirlo basta osservare i passaggi delle stagioni. Giusto per farci un'idea è sufficiente pensare, per esempio, al modo in cui avviene passaggio dalla stagione estiva a quella autunnale. In detto passaggio il termometro crolla nel giro di una notte.
Non è tutto. Ogni stagione, qualunque essa sia, di fatto viene interrotta da eventi atmosferici che non hanno nulla da spartire con suo clima tipico. Non a caso capita sempre più spesso che in inverno ci si trovi con temperature alte e che a luglio, invece, si verifichino episodi tipici dei mesi autunnali.

Occorre una riflessione. Qualcosa sta davvero cambiando se alla fine del mese di agosto, come accade sempre più sovente, vediamo il viticoltore che bagna la sua vigna in territori dove non è mai stato necessario. Quel qualcosa è il clima, elemento che, viste le modificazioni in corso, non può proprio essere trascurato da produttori e da tecnici del settore, che volendo far parte del mercato del vino di qualità lo devono prendere in seria considerazione rispettando prima di tutto l'ambiente.

Alcune conseguenze sulla viticoltura

Tra le conseguenze più importanti di questo mutamento del clima c'è senza ombra di dubbio un rischio molto più elevato di deficit idrico, questo anche se le precipitazioni annuali rimangono invariate. Il motivo è semplice: al riscaldamento del globo si accompagna una traspirazione maggiore. Non finisce qui. Ad avere un ruolo importante è altresì l'anticipo di quelle che tecnicamente vengono definite le fasi fenologiche (ovvero degli stadi inerenti il ciclo vitale e lo sviluppo della vite), con il conseguente accorciamento del ciclo, che vede un notevole anticipo della maturazione dell'uva. Questa maturazione il più delle volte si verifica in una fase decisamente più calda.

Ovviamente al variare dell'annata non tutti i vitigni reagiscono allo stesso modo, ci sono quelli che subiscono maggiormente il suo andamento ballerino, come per esempio il Sangiovese, ma ci sono anche quelli che - come ben sottolinea Rita Perria del Centro di ricerca per l'agrobiologia e la pedologia di Firenze - si dimostrano meno sensibili, ne è grande esempio il Vermentino.

Ma come ci si deve comportare davanti a una vigna che subisce il cambiamento climatico? Per mitigare in maniera concreta i frutti delle condizioni climatiche sul vigneto bisogna agire su quelli che sono gli effetti avversi sulla chioma in presenza di temperature elevate. Infatti, l'esito di questo mutamento si ripercuote pesantemente proprio sulla chioma e sul grappolo, che vengono colpiti sia dagli eccessi termici sia dagli eccessi di luminosità.

Ecco dunque, che bisogna rimettere in discussione quello che oggi è il modello tradizionale di viticoltura, puntando su quelli che oggi sono i metodi migliori per produrre in modo eco-sostenibile. Si tratta di metodi che prendono il meglio dall'agricoltura tradizionale innovandola, ragion per cui permettono al viticoltore del futuro di lavorare sulla qualità del vino rispettando l'ambiente.

Sul piano enologico le stagioni troppo calde regalano acini eccessivamente zuccherini e con un grado elevato di alcol. Ciò che si constata è un palese difformità tra una precoce maturazione tecnologica è una maturità fenolica ritardataria. Il risultato sarà un brusco aumento del pH, la perdita di aromaticità e quella del colore.

Inutile dire che l'anticipo delle operazioni di vendemmia sono la conseguenza naturale di quanto detto fin ora.

Le vendemmie precoci e calde, regalano acini molto zuccherini e con un grado di acidità basso, il prodotto finito sarà un'etichetta piuttosto alcolica e povera di profumi, per un vino che pecca in freschezza.

Dunque, in un momento storico in cui il mercato è alla ricerca di vini con un'aromaticità naturale elevata, ma privi di tassi alcolici troppo alti, è necessario che gli addetti ai lavori facciano tutto ciò che è in loro potere per assecondare questa esigenza, soprattutto in virtù del fatto che a livello di produzione di qualità è necessario mantenere alta la bandiera della territorialità del vitigno, proponendo vini di terroir rispettosi del pianeta, che emergono per le loro particolari caratteristiche che, chiaramente, sono legate all'ambiente in cui la pianta viene allevata.

Ciò che il viticoltore deve fare nella maniera più assoluta è adottare delle pratiche agricole sostenibili che portino la vite a reggere nel miglior modo possibile le anormalità climatiche.

Ma quali sono queste buone pratiche? Secondo gli esperti è necessario nutrire il suolo, sfogliare i grappoli, diradarli, intervenire sulla nutrizione fogliare e lavorare sulla potatura secca. Il tutto, naturalmente, in maniera naturale.




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