Vini Senza Solfiti Aggiunti

Leggendo con attenzione l'etichetta di una bottiglia di vino, possiamo accorgerci che contiene svariate informazioni, quali il luogo di produzione, i vitigni, caratteristiche e abbinamenti con pietanze, ma spesso possiamo imbatterci anche in scritte come: vino senza solfiti aggiunti o contiene solfiti. Per un semplice consumatore non esperto, informazioni del genere possono voler dire un sacco di cose e allora cerchiamo di spiegare meglio di cosa si tratta.

Cosa sono i solfiti e a cosa servono

I solfiti (più precisamente anidride solforosa) sono delle sostanze formate da molecole di ossigeno e zolfo che hanno la funzione di antiossidante e conservante. Vengono sovente impiegati dai produttori di vino ma anche in altri settori alimentari. In particolare hanno il potere di impedire la proliferazione dei batteri nel vino e impedire al contempo che possa ossidarsi se entra in contatto con l'ossigeno. Si tratta quindi di additivi che svolgono un ruolo abbastanza importante, permettendo a chi produce il vino di conservarlo a lungo, mantenendone inalterate le caratteristiche organolettiche.

L'aggiunta dei solfiti avviene solitamente se si parte da una materia prima non di ottima qualità. Ciò significa che si possono produrre vini senza solfiti aggiunti se si utilizzano uve che già dall'origine si presentano sane e quindi hanno meno rischi di sviluppare delle alterazioni batteriche.


Cosa dice la normativa sui solfiti aggiunti

Quando si parla di vini senza solfiti aggiunti, possiamo facilmente intuire che il vino può già in sé contenere dei solfiti, Questo è possibile perché nel mosto durante la fase di fermentazione sono presenti dei lieviti in grado di produrre solfiti anche se in piccole quantità, che difficilmente non superano i 10mg/l totali.

I solfiti generalmente presente nei vini in quantità superiore derivano da una aggiunta fatta dal produttore in momenti diversi della produzione. In alcuni casi l'aggiunta viene fatta durante l'imbottigliamento, mentre in altri casi va fatta direttamente sull'uva durante la fase di diraspa-pigiatura oppure durante l'affinamento.

Per quanto attiene alla normativa vigente, questa prevede che ai fini della conservazione ottimale dei vini, i produttori possano aggiungere certe quantità di solfiti, senza però superare certi limiti. In particolare si parla di 150mg/l per il vino rosso e 200mg/l per il vino bianco. Limiti che sia abbassano a 100 mg/l sui rossi e 15 mg/l sui bianchi, per i vini prodotti secondo la certificazione biologica. L'obbligo di indicare in etichetta che il vino contiene solfiti scatta quando viene superata la soglia di 10mg/l.

Ciò che invece la normativa non prevede è l'indicazione della quantità precisa di solfiti contenuti, di conseguenza una bottiglia di vino bianco con la scritta "contiene solfiti" può contenere una quantità variabile da 10mg/l fino a 200mg/l di solfiti aggiunti.


Differenza tra vini senza solfiti aggiunti e vini senza solfiti

Il fatto che maggior parte dei casi sulle etichette delle bottiglie di vino si trovi la scritta "contiene solfiti", non significa che molti produttori si impegnano nella produzione di vini senza solfiti aggiunti.

Per riuscire a far questo occorre partire da uve di ottima qualità nelle quali sono assenti batteri o altri microrganismi che durante la fermentazione o in un periodo successivo possano alterare la qualità del vino. In questo modo possono essere sufficienti i pochi solfiti prodotti naturalmente dal vino senza l'aggiunta di altri e quindi ci troveremo di fronte un vino con una quantità di solfiti inferiore ai 10mg/l.

Parlare invece di vini senza solfiti, significa parlare di un vino con una quantità di solfiti pari a zero, cosa molto rara da ottenere, tuttavia una quantità di solfiti in un vino compresa tra gli 0 e 10 mg/l si può considerare praticamente nulla.

Da ciò si può capire il perché sia più facile produrre un vino senza solfiti aggiunti, piuttosto che un vino senza solfiti.


Un vino senza solfiti aggiunti non è sinonimo di vino naturale

Dopo aver spiegato che un vino senza solfiti aggiunti può comunque contenerne delle quantità esigue, cioè inferiore ai 10mg/l, occorre chiarire che ciò non significa che ci troviamo di fronte ad un vino naturale.

Per arrivare a non aggiungere dei solfiti ad un vino, abbiamo già spiegato che dobbiamo partire la una materia prima di ottima qualità. Talvolta per arrivare ad un simile risultato si utilizzano tecniche di coltivazione della vite che richiedono l'impiego di sostanze chimiche, come per esempio i pesticidi che impediscono a batteri o microrganismi di attaccare la vite e l'uva.

Vinificare con uve sulle quali sono stati usato prodotti chimici può sicuramente evitare l'uso di solfiti aggiunti, ma non ci troveremo certo di fronte ad un vino naturale.

Un vino naturale è quello prodotto con uve prodotte in modo del tutto naturale e senza l'impiego di prodotti chimici, insomma dalle cosiddette coltivazioni biologiche. Ecco spiegato che un vino privo di solfiti aggiunti non è sinonimo di vino naturale.


I Solfiti fanno male?

I solfiti oltre ad essere presenti nel vino sono contenuti anche in tanti altri generi alimentare, come salumi e frutta secca. Assumerne oltre certi limiti può provocare dei disturbi anche seri. Secondo l'organizzazione mondiale della sanità, la quantità di solfiti che un uomo può introdurre giornalmente nel proprio organismo non deve superare i 0.7mg per Kg di peso. Quindi una uomo che pesa 80kg non dovrebbe superare di 56mg di solfiti al giorno. Superare queste quantità può portare nelle persone asmatiche attacchi di broncospasmo, mentre nei soggetti senza particolari patologie può provocare senso di pesantezza allo stomaco e mal di testa.

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